Eleuterio Ferrannini "Alla radice del diabete" - 15 Gennaio 2015 ore 13.00

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Prof.  Eleuterio Ferrannini, Ordinario di Medicina Interna, Università degli Studi di Pisa

 

"Alla radice del diabete" 

Come la maggior parte delle malattie, il diabete emerge dalla combinazione di fattori patogeni ambientali e predisposizione genetica. Un numero notevole (e crescente) di varianti genetiche di rischio, modificazioni epigenetiche e microRNA sono associati con il diabete (o con la glicemia come variabile continua), ma collettivamente rendono conto di una frazione piccola dei casi di malattia; sono quindi poco efficaci come predittori di incidenza.

La preponderanza dei fattori ambientali è largamente spiegata dalla prevalenza, entità e durata dell'obesità. Principalmente attraverso effetti sull'insulino-resistenza e, in misura minore, su una trasformazione pro-infiammatoria del fenotipo adiposo, l'obesità costituisce il principale fattore di rischio del diabete tipo 2 (e complica il diabete tipo 1 di lunga durata).

L'emergere di un qualsiasi grado di iperglicemia segnala la presenza di una disfunzione beta-cellulare. Quantitativamente, ridotta azione insulinica (su muscolo scheletrico, tessuto adiposo, muscolo cardiaco) e ridotta sensibilità della beta-cellula al glucosio spiegano larga parte dell'intolleranza ai carboidrati. Sebbene numericamente non correlati, questi due difetti coesistono (in varia proporzione) nel paziente diabetico e nel soggetto prediabetico. Studi recenti dimostrano come essi siano presenti già in età pediatrica e si comportino come predittori indipendenti di diabete nel soggetto prediabetico.

Da studi autoptici si deduce che la massa beta-cellulare è ridotta del 30-40% in media nel diabete tipo 2, specie in pazienti con malattia di lunga durata, ma con una larga sovrapposizione con soggetti nondiabetici. La disfunzione beta-cellulare, invece, è molto marcata nel paziente diabetico e migliora quando la glicemia viene controllata con qualsiasi strumento (stile di vita o farmacologico). Queste osservazioni indicano chiaramente la prevalenza del difetto funzionale sull'alterazione di massa.

Ricerche recenti cominciano ad identificare i meccanismi attraverso i quali il sovraccarico metabolico generato dall'insulino-resistenza può alterare composizione e struttura delle isole pancreatiche, con progressiva de-differenziazione delle beta-cellule e possibile trans-differenziazione in alfa-cellule. Perdita della sensibilità al glucosio e dell'effetto incretinico e relativa iperglucagonemia sarebbero la traduzione funzionale di questi processi cellulari.

Le implicazioni cliniche e terapeutiche di tale paradigma sono piuttosto logiche: trattamento precoce, combinato ed aggressivo di entrambi i difetti sono al momento la migliore arma per cambiare la storia naturale di questa malattia.