Peter Schwartz "Dalla biologia molecolare al management clinico nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa. Il caso della sindrome del QT lungo" - 4 Aprile 2013 ore 17.00

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Peter Schwartz, Ordinario di Cardiologia, Università di Pavia

 

"Dalla biologia molecolare al management clinico nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa. Il caso della sindrome del QT lungo"

La sindrome congenita del QT lungo (Long QT Syndrome, LQTS) è una malattia cardiaca ereditaria caratterizzata da un prolungamento dell’intervallo QT all’ECG di base e da un alto rischio di aritmie potenzialmente letali. La sua prevalenza è 1 ogni 2.000 nati vivi. La LQTS rappresenta la prima causa di morte improvvisa sotto i 20 anni.

Le due principali manifestazioni di questa patologia sono gli episodi sincopali, che possono portare ad arresto cardiaco e morte improvvisa, e le alterazioni elettrocardiografiche, tra cui l’allungamento dell’intervallo QT e le anomalie dell’onda T. Le basi genetiche della LQTS sono state individuate intorno alla metà degli anni ’90 e tutti i geni ad oggi identificati codificano per subunità dei canali ionici cardiaci o per proteine coinvolte nella modulazione dei canali ionici. Le mutazioni su questi geni provocano la malattia prolungando la durata del potenziale d’azione. La variante più comune di LQTS (LQT1 – circa la metà dei pazienti genotipizzati è affetto da questa forma) è causata da una mutazione sul gene KCNQ1.

Date le caratteristiche peculiari di questa patologia, i casi tipici non presentano difficoltà diagnostiche per i cardiologi esperti. Tuttavia, i casi limite sono molto più complessi e richiedono l’attenta valutazione di numerosi elettrocardiogrammi e dell’anamnesi personale e familiare, come indicato da criteri diagnostici creati ad hoc. Inoltre, da qualche anno anche l’analisi genetica è entrata a far parte del processo diagnostico.

La terapia, fatte salve controindicazioni specifiche, inizia generalmente con la prescrizione di farmaci β-bloccanti. Se il paziente manifesta una sincope malgrado una dose piena di β-bloccanti, la denervazione cardiaca simpatica di sinistra dovrebbe essere effettuata senza esitazione. La terapia con defibrillatore impiantabile dovrebbe essere considerata al termine del percorso terapeutico sulla base delle peculiarità del paziente (età, sesso, anamnesi, sottogruppo genetico – tra cui, in alcuni casi, le caratteristiche mutazione-specifiche –, la presenza di alterazioni elettrocardiografiche – comprese quelle rilevate all’Holter sulle 24 ore – indice di elevata instabilità elettrica).

Nei pazienti correttamente diagnosticati e trattati la prognosi è generalmente buona. L’uso corretto delle strategie terapeutiche ha infatti ridotto la mortalità dal 50% entro 10 anni dal primo sintomo all’1%. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni: i pazienti affetti da sindrome di Timothy (una variante di LQTS causata da mutazioni nel canale del calcio Cav1.2), quelli affetti da sindrome recessiva di Jervell – Lange-Nielsen (variante caratterizzata da due mutazioni sui geni KCNQ1 e KCNE1 e da sordità congenita) e i portatori di mutazioni sul gene SCN5A (variante LQT3) con blocco atrioventricolare 2:1 e manifestazioni cardiache precoci sono ad alto rischio di morte improvvisa e richiedono un’estrema cautela nel trattamento.


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