Fabio Facchetti "Le cellule dendritiche: Fisiologia e Patologia" - 2 Aprile 2015 ore 13.00

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 Prof. Fabio Facchetti, Ordinario di Anatomia Patologica, Università di Brescia

 

"Le cellule dendritiche: Fisiologia e Patologia"

Le cellule dendritiche (DC) sono cellule di origine emopoietica, strettamente correlate alla linea mielo-monocitica. Provviste di sensori per molecole estranee soprattutto, ma non solo, di natura microbica, sono in grado di fagocitarle, elaborarle e presentarle sotto forma di antigeni a cellule della immunità adattativa, specialmente di natura T. Si riconoscono diversi sottotipi di DC, fra i quali i principali sono rappresentati dalle DC “classiche” o “mieloidi” (cDC), a loro volta comprendenti due principali forme (CD1c/cDC e CD141/cDC), le DC plasmacitoidi (pDC), le DC derivate da monociti in corso di infiammazione (MoDC) e le cellule di Langerhans (LC). Recentemente sono state definite le tappe differenziative delle DC umane, che prevedono la derivazione da un precursore comune ai neutrofili e ai monociti, dal quale poi si differenzia un precursore specifico per le DC. Per le pDC la maturazione avviene interamente nel midollo osseo, dal quale pDC mature migrano preferenzialmente in organi linfoidi periferici; per le cDC esiste un precursore circolante che migra nei tessuti periferici, linfoidi e non linfoidi, dove si differenzia in forme mature. Il rifornimento dal midollo osseo ai tessuti avviene costantemente nella vita, con marcato incremento in corso di processi infiammatori. Al contrario, i precursori delle LC migrano immediatamente nel periodo post-natale dal midollo alla periferia (specialmente alla cute), dove il pool tissutale è poi mantenuto da una costante ancorché lenta proliferazione in situ. Esistono due principali vie di attivazione delle DC, una indotta da stimoli esogeni, l’altra indipendente da questi, definita omeostatica. Nel primo caso conseguono la attivazione delle DC e la loro migrazione dai tessuti periferici ai linfonodi, dove esse stimolano i linfociti T; nel caso della maturazione omeostatica, essendo questa incompleta, l’effetto sui linfociti T è prevalentemente di tipo tolerogenico. Un capitolo a parte è riservato alle pDC, in quanto dotate di modesta capacità stimolatoria di linfociti T mediante presentazione antigenica, mentre è assolutamente significativo il meccanismo attivatorio mediato dalla sintesi e rilascio di interferoni di tipo I. Questo processo è abnormemente attivo in malattie autoimmuni, specialmente nel Lupus eritematoso sistemico. Complessivamente, va segnalato come sia estremamente problematica la traslazione dei dati relativi alla funzione delle DC ottenuti in condizioni sperimentali a situazioni in vivo e rimangono a oggi ampie aree di incertezza sul ruolo funzionale delle DC in reali stati fisiologici e patologici. Al contrario, in patologia umana sono ben definiti i processi tumorali che originano da almeno due sottotipi di cellule dendritiche, le LC e le pDC. Nel primo caso la malattia, nota come Istiocitosi a Cellule di Langerhans, è caratterizzata da una estrema variabilità di presentazione clinica, dalla quale dipendono in forma sostanziale decorso e prognosi. Verranno trattati gli aspetti diagnostici e dati recenti su peculiarità genetiche di questa malattia. Nel caso delle pDC esistono due forme tumorali, una derivata da cellule mature, una da precursori immaturi; quest’ultima, senz’altro la più frequente, è definita Neoplasia Blastica a Cellule Dendritiche Plasmacitoidi ed è caratterizzata da estrema aggressività. Trattandosi di neoplasia di non agevole riconoscimento clinico e morfologico, verranno discussi i criteri per la diagnosi e dati su caratteristiche genetico-molecolari, che potrebbero aprire orizzonti per la identificazione di trattamenti efficaci.

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