Franco Locatelli

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Il sistema HLA: una barriera non più inviolabile nei trapianti emopoietici

 

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è largamente usato per la cura sia di numerose emopatie maligne, sia di patologie non neoplastiche, quali le immunodeficienze primitive o alcune emoglobinopatie.

Per molti anni, gli unici donatori impiegati sono stati germani o donatori non consanguinei perfettamente compatibili per il sistema HLA. Negli ultimi anni, si sono progressivamente accumulati dati sperimentali e clinici che documentano inequivocabilmente come attraverso l’infusione di elevati numeri di cellule staminali emopoietiche altamente depletate di T linfociti sia possibile ottenere un attecchimento veloce e sostenuto nel tempo dell’emopoiesi del donatore, senza sviluppo di quadri severi di malattia del trapianto contro l’ospite (graft-versus-host disease, GvHD). In particolare, grazie a procedure di deplezione selettiva di T linfociti che portano sulla loro superficie le catene alpha/beta del T-cell receptor, si possono infondere nel paziente, oltre a cellule staminali emopoietiche, progenitori commissionati, così come importanti elementi effettori dell’immunità innata, quali le cellule Natural Killer (NK) o i T linfociti gamma/delta positivi. I risultati clinici ottenuti in pazienti pediatrici con questo approccio innovativo di manipolazione delle cellule del donatore documentano possibilità di cura del tutto comparabili a quelle dei trapianti da un germano o da un donatore volontario HLA-compatibile e garantiscono un più ampio e veloce accesso alla procedura trapiantologica.

 

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