Pietro Pietrini "Le neurotecnologie in Psichiatria forense" - 15 febbraio 2018 ore 17.00

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Pietro Pietrini, Direttore della Scuola IMT Alti Studi di Lucca

"Le neurotecnologie in Psichiatria forense"

 Le recenti acqusizioni delle neuroscienze stanno modificando il modo in cui concepiamo la mente, il comportamento e la stessa natura umana. Già nei secoli scorsi l'osservazione clinica di pazienti con lesioni cerebrali aveva suggerito uno stretto tra le porzioni più anteriori del cervello e il comportamento umano. Con l'avvento delle metodologie di esplorazione morfologica e funzionale del cervello, quali la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), negli ultimi trent'anni è diventato possibile esaminare l'architettura morfologica e funzionale del cervello che sottende non solo percezione, memoria e linguaggio, ma anche processi decisionali, emozioni, controllo degli impulsi, giudizio morale. Allo stesso tempo, la decodifica del genoma umano ha permesso una sempre maggiore comprensione dell'intricata relazione tra natura e ambiente.

La dimostrazione dell'esistenza nei lobi frontali di circuiti cerebrali deputati al controllo e all’inibizione degli impulsi aggressivi, ha portato ad ipotizzare che tali circuiti possano essere compromessi in soggetti che commettono crimini, in linea con l’osservazione di apprezzabili differenze morfologiche e/o funzionali tra il cervello di persone “normali” e quello di criminali. Non solo. Studi recentissimi hanno dimostrato che la presenza di determinati alleli di geni implicati nel metabolismo dei neurotrasmettitori può essere associata ad un rischio significativamente maggiore di sviluppare comportamenti antisociali e di commettere atti criminali.

Di fronte alle evidenze che provengono dalle neuroscienze, la questione di quanto l’individuo sia veramente libero e responsabile delle proprie azioni o piuttosto sia condizionato nel suo agire ha trovato rinnovato vigore. Il tema si ricongiunge al dibattito millenario in ambito etico-filosofico su libero arbitrio e determinismo, dibattito centrale anche nella giurisprudenza. Come è noto, presupposto del sistema penale è che l’individuo sia dotato di libero arbitrio, ossia in grado di distinguere il bene dal male e di decidere di agire in un senso o nell’altro. Su tale presupposto si basa il principio dell’imputabilità, che caratterizza gli ordinamenti giuridici retributivistici, tipici di tutte le società progredite. È quasi universalmente riconosciuto che l’incapacità di intendere e di volere rappresenti un valido motivo di esclusione o riduzione della pena. Ebbene, se il comportamento è modulato dall'attività di circuiti nervosi in determinate aree cerebrali, in che misura una alterazione di questi circuiti – congenita o acquisita, morfologica o funzionale – può portare ad una compromissione della capacità dell'individuo di controllo delle proprie azioni? Quale rilevanza rivestono queste alterazioni sulla capacità di intendere e di volere della persona? E ancora, quanto differenze nel patrimonio genetico influiscono sul rapporto con l'ambiente e sul rischio di sviluppo di comportamento antisociale? L'approccio neuroscientifico rende possibile ridurre il margine di soggettività che ancora oggi pervade la valutazione psichiatrica in ambito forense, avvicinando in tal modo la psichiatria alle altre branche della medicina, dove i processi diagnostici si avvalgono immancabilmente di misurazioni oggettive.


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